italiano
Il Lunedì in Albis di ogni anno una schiera infinita di devoti si reca in pellegrinaggio a santa Anastasia, al Santuario della Madonna dell'Arco, uno dei cuori della religiosità popolare campana. Sono i "fujenti", detti anche "battenti", i devoti della Vergine dal volto ferito: forse la più antica tra le Madonne che sanguinano. E' proprio la ferita della Madonna all'origine di questo culto. Si narra infatti che il lunedì in Albis del millecinquecento, un giocatore di palla a maglio (una sorta di antenato del baseball ), furioso per aver sbagliato un colpo, e perduta così la scommessa con un suo avversario, dopo aver bestemmiato colpì con la palla di legno un'immagine della Vergine dipinta sotto l'arco di un acquedotto romano. L'icona prese allora a sanguinare miracolosamente e l'empio giocatore, colto da una irrefrenabile, quanto inspiegabile, frenesia si mise a correre e a saltellare senza riuscire in alcun modo a fermarsi. Fu punito conl'impiccagione, e in ricordo dell'evento straordinario, fu costruita una prima cappella mariana che in seguito ad ampliamenti successivi, sarebbe diventata l'attuale santuario, retto sin dalla fondazione, dall'ordine domenicano.E' l'inizio di una storia di devozione che dura ininterrottamente da cinque secoli. I "fujenti" erano rigorosamente scalzi, molti lo sono ancora, e per voto, devono tutti compiere di corsa almeno l'ultimo tratto del pellegrinaggio, forse in ricordo della corsa frenetica dello scellerato giocatore ed in espiazione del suo peccato. Essi vestono ritualmente di bianco, hanno una fascia azzurra al petto ed una rossa ai fianchi. Quasi tutti recano in dono alla Vergine un ex voto per grazia ricevuta. Da questa antica consuetudine è nata una imponente collezione di oggetti votivi, forse la più vasta di tutto il mondo cristiano: migliaia di pezzi, dagli inizi del Cinquecento ad oggi, dai classici ex voto anatomici - quelli che riproducono la parte guarita - alle straordinarie tavolette dipinte. Nel suo insieme la collezione appare come una sterminata enciclopedia del patire, la ricapitolazione delle sofferenze di una umanità esclusa dai grandi verbali della storia con la maiuscola e che consegna al suo secolare, drammatico colloquio con il sacro, una testimonianza indiretta di insostituibile valore antropologico. E' infinito l'elenco dei miracoli attribuiti a questa Madonna, tutti registrati nelle tavolette votive nelle quali sono riconoscibili le diverse convenzioni rappresentative del rapporto con il sacro: tipologie, epoche, provenienze geografiche, appartenenze sociali. Il valore estetico e documentario di questo patrimonio - che sarebbe riduttivo restringere entro i confini dell'arte popolare - è veramente immenso. Questa tassonomia del dolore individuale, tradotto nelle forme collettive della devozione, lascia affiorare attraverso la classificazione dei miracoli e delle modalità di impetrazione i capitoli di una storia sociale. Di una storia che si rivela soprattutto nei segni incisi sul corpo sofferente e nella domanda muta che esso contiene impressa. In questo senso i corpi degli storpi, dei paralitici, dei ciechi, dei prigionieri strappati alla tortura, dei contadini segnati dalla fatica e dagli incidenti sul lavoro, degli ossessi e delle indemoniate che vomitano serpenti, dei tarantolati che danzano freneticamente per liberarsi dal loro male, sono letteralmente dei corpi "istoriati". Essi mostrano, quello che Foucault avrebbe definito l'incontro del corpo e della storia: un incontro che mostra il corpo tutto impresso di storia e la storia che devasta il corpo. Anche laddove la sofferenza e il dolore individuali appaiono disperati le forme della loro raffigurazione appaiono infatti altamente codificate, leggibili, riconducibili ad un contesto sociale ed a un immaginario espressivo. Ad una cognizione del dolore che diventa figura, persino messa in scena del corto circuito che incatena il devoto alla relazione senza uscite fra la natura tutta terrena del suo soffrire e il carattere ultraterreno dell'affidamento alla grazia. Tale corto circuito è avvertibile nei comportamenti osservabili ancora oggi al santuario, dove i "fujenti" urlano i loro mali, il loro dolore, si buttano di schianto per terra, alcuni strisciano sulle braccia fino all'altare, altri entrano violentemente in transe. Delle forme presenti di questo culto antico sono testimonianza drammatica gli ex voto che i tossico dipendenti, per lo più giovanissimi, offrono alla Vergine per esser liberati dalla schiavitù del "buco". Si tratta di siringhe in simil oro incollate su una tavoletta che reca il alto l'immagine della madre del giovane devoto a dall'altro lato l'immagine della grande Madre celeste, quella che i devoti chiamano la "mamma di tutte le mamme". I quadretti votivi testimoniano dunque nella loro stessa evoluzione formale le metamorfosi della sofferenza, e al tempo stesso il filo rosso che lega i mali del passato a quelli del nostro tempo. In queste variazioni della rappresentazione estetica del rapporto con il sacro si riflette inoltre l'effetto di pratiche rappresentative tipiche della cultura di massa. In molte composizioni che riutilizzano materiali eterocliti sono riconoscibili tecniche vicinissime al ready made, al patchwork. Pop art nel senso più letterale del termine, dove l'autore e il fruitore dell'opera appartengono allo stesso circuito culturale e ideativo, situandosi all' interno di un medesimo sistema di segni. Gli ex voto, antichi o contemporanei, sono in realtà produzioni di una miracolosa capacità sintetica. Ciascuno di essi contiene in sé la totalità degli elementi essenziali del culto. In questo senso la collezione di Madonna dell'Arco rappresenta un monumento della comunità nel senso più autentico del termine. La trama profonda dell'immaginario antropologico campano riaffiora in questi straordinari pittogrammi della storia sociale e della condizione umana. Tutti nel segno immemoriale delle Madri.
english
Processione dei Fujenti al Santuario della Madonna dell' Arco
Every year, on Easter Monday, over a hundred thousand pilgrims go on foot to the Madonna dell’Arco’s Sanctuary, which is located twelve kilometres far from Naples, between Pomigliano d’Arco and the Vesuvius. The ritual is rich in Catholic elements mixed with pre-Christianrites of fertility and seasonal rituals. Fujenti, also called “battenti”, is the name for this pilgrims who are devoted to the image of the Virgin with a wounded face. It is just the wound that is at the origins of this very old cult. It is told that on Easter Monday of the year 1500, a mallet player, who was very upset to have failed a stroke, he hit the Virgin’s image with a wooden ball. The Madonna then started to miraculously bleed, while the impious began to run and jump; he was later punished with the hanging. In the place of the event a chapel was built. The fujenti (this is a Neapolitan word for “people who run”) are barefoot for avow and they have to run along the last distance of the pilgrimage, may be reminding of the player’s run and in order to expiate the sin. There are some devotees’associations all over Naples and in the country side. That day they ritually dress in white, symbol of purity, and upon the dress they put a light blue strip (the colour of the “Light Blue Mother”) and a red one on the hips, symbol of blood. The majority of this devotees come from the low Neapolitan class or the rural one. Every association is represented by a specific team, the paranza,that has to carry on shoulder a tosello, a heavy festival machine often consisting in a statue of the Madonna dell’Arco on the throne. The paranza is preceded by a flag with the name of the association; then come the devotees. That is the wayin which the procession takes the way to the sanctuary on the Easter Monday sunrise. The procession stops at each Madonna’s aedicule. Once the devotees reach the Sanctuary, some of them fall into a trance, as it was happening in the ancient time in the temples of female gods of fertility. Many of the believers shout, cry, walk on their knees. Many ex voto are offered to the Virgin also.One after an other the devotees’ teams arrive in front of the image, from sunrise until sunset.